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Rapporto ISTAT 2015: 4,2 milioni le microimprese con meno di dieci addetti

“Una riflessione documentata sulle trasformazioni che interessano economia e società per individuare le prospettive per il futuro e le potenzialità di crescita del Paese”.

È il Rapporto Istat 2015 (http://www.istat.it/it/archivio/149805)che fotografa la situazione del Paese reale. Lo studio rappresenta un’occasione importante per riflettere sulle effettive condizioni del sistema produttivo italiano e su cosa si può fare per esso. Vedi capitoli dedicati a microimprese e lavoro ( scarica pdf allegati).

 Si legge su sito Istat: “Grazie all'integrazione delle informazioni prodotte dall'Istat e dal Sistema statistico nazionale, il Rapporto di quest'anno - giunto alla 23esima edizione e presentato dal presidenteGiorgio Alleva il 23 maggio scorso presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio- concentra l'attenzione sui punti di forza e di debolezza che caratterizzano i diversi soggetti nel sistema produttivo, nella società e nei territori. In quest'ottica, l'analisi fa leva sulla capacità di rappresentare la varietà degli attori in campo, di leggerne le interazioni, di legarne le vicende ai luoghi in cui vivono e operano, per individuare i fabbisogni di intervento da offrire alle decisioni dei policy maker”. Questa «riflessione documentata» è condotta con metodi nuovi: si basa sull’esame di quelli che il Rapporto definisce «sistemi urbani giornalieri», delle reti cioè che si formano grazie agli spostamenti degli italiani per andare e tornare dal loro luogo di lavoro e definiscono, di fatto, un territorio con le sue potenzialità e le sue esigenze. Ecco allora il formarsi di nuove mappe per interpretare il “Paese reale”. L’Istat fotografa dunque un’Italia molto più variegata di come viene comunemente presentata.  

Ci sono varie realtà: un «altro Sud» fatto di quasi mille comuni che comprende quasi tutta la Sardegna, il Salento, le coste della Sicilia e della Calabria e quasi 7 milioni di abitanti, un sud dinamico, in movimento; la «città diffusa», presente soprattutto nella pianura lombardo-veneta, ma anche in varie zone del Centro, con complessivamente 12 milioni di abitanti e 1500 Comuni e sembra contrapporsi, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello dello stile di vita, alle «grandi città del Nord» che vantano 18 milioni di abitanti. Puzzle Italia, l’elenco è lungo. Altro aspetto rilevante  è che il numero degli occupati al Sud si è ridotto fortemente durante la crisi, ma è bene notare che al sud ci sono esempi virtuosi che emergono anche con il sistema microcredito.

Per quanto concerne la struttura imprenditoriale del Paese, Istat rilancia: le microimprese, ossia quelle con meno di 10 addetti, rappresentano quasi la metà dell’occupazione complessiva, contro meno di un terzo della media europea (vai al Rapporto, scarica i pdf). Sono infatti 4,2 milioni, rappresentano il 95 per cento del totale delle unità produttive e impiegano 7,8 milioni di addetti, il 47 per cento contro il 29 per cento della media europea. E, all’estremo opposto, c’è invece una quota particolarmente modesta di imprese di maggiori dimensioni ( oltre 250 addetti: lo 0,1 per cento delle imprese e il 19 per cento degli addetti). Ciò significa che le imprese con più di 250 addetti rappresentano solo un quinto dell’occupazione complessiva.

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